Palazzo alla Giornata, lungarno Pacinotti

Particolari facciata - Palazzo Lanfreducci detto ‘Alla Giornata’ (G. Bettini, Comune di Pisa)
Particolari facciata - Palazzo Lanfreducci detto ‘Alla Giornata’ (G. Bettini, Comune di Pisa)
Il palazzo, un agglomerato di torri antiche (una delle quali ancora ben visibile sul retro), è il risultato di un grandioso intervento per mano dell'architetto Cosimo Pugliani, realizzato tra il 1594 ed i primi anni del Seicento. La bella facciata in pietra verrucana e marmo si distingue da quelle degli altri palazzi del Lungarno Pacinotti proprio per la sua brillantezza e per l'imponente balcone marmoreo sul quale troneggia lo stemma dei Lanfreducci, eseguito dal Fancelli nel 1628. Sopra il portale si legge il motto di famiglia, Alla Giornata. Il palazzo oggi è sede del rettorato dell'Università di Pisa, e conserva al suo interno importanti opere d'arte e due curiosi mappamondi seicenteschi. La famiglia Lanfreducci è presente a Pisa fin dal Duecento, ma solo dopo il 1350 riuscì ad emergere, nonostante la grande peste che uccise gran parte della popolazione. In epoca medicea la famiglia si distinse soprattutto per l’operato del Cavaliere di Malta Francesco Lanfreducci.
Alla giornata, le leggende del motto dei Lanfreducci: nel 1594 Francesco Lanfreducci, cavaliere di Malta, si trovava in mare a mercanteggiare e fu catturato da navi corsare e condotto ad Algeri, dove fu reso prigioniero. Fu costretto a lavorare macinando il grano a mani nude. Una volta liberato tornò a Pisa e sulle sponde del fiume fece specchiare il più bel palazzo mai costruito e lì vi pose la sua triste memoria: Alla Giornata del crudo dolore. E l’Arno era soave (Gabriele D’Annunzio). Un’altra leggenda lo vede prigioniero del sovrano di Algeri, che rendendosi conto delle sue doti, lo volle come consigliere. Fra i due nacque una fiducia reciproca, tanto che Francesco chiese al sovrano di poter tornare in patria. Ti libererò quando mangerai stremato carne grassa o magra anche il venerdì!, questa fu la risposta del sovrano che cercava di convincere Francesco ad abbandonare la sua fede cristiana. Un venerdì di dicembre Francesco si presentò dinnanzi al sovrano con un cosciotto di cammello in bocca. Il sovrano ne gioì e lo liberò. Appena giunto al suo palazzo pisano, fece scrivere sul portale le seguenti parole: Alla Giornata! In ricordo di quel giorno in cui mangiò carne il venerdì. Francesco non abbandonò la sua fede, poiché quel venerdì era Natale ed è l’unica volta in cui il digiuno può non essere osservato.

I davanzali danneggiati: Guardando i quattro davanzali, noterete numerose crepe e rimaneggiamenti. Secondo quanto riporta il tribunale della Nunziatura di Firenze, il 28 novembre del 1611 a Firenze un rampollo della famiglia Lanfreducci, un certo Francesco (il Giovane), uccise premeditatamente il conte Giorgio Bentivoglio, nipote di Bianca Cappello, a causa di un eccesso di gelosia nei confronti di una bella portoghese. Per punizione Francesco fu condannato a deturpare la facciata del proprio palazzo, frantumando i quattro davanzali del primo piano.
Nel gennaio del 1961, grazie a Carlo Ludovico Ragghianti e a Luigi Chiarini, si tenne a Pisa la prima lezione del corso di Storia e Critica del Cinema: fu la prima cattedra ufficiale in Italia e in Europa sulla disciplina.
Ultimo aggiornamento: 20/10/2020
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