Orto Botanico

Esterno (Museo Orto botanico)
Esterno (Museo Orto botanico)
L’Orto Botanico di Pisa nasce nel 1543 su esplicita richiesta di Luca Ghini, medico e botanico imolese. Chiamato da Cosimo I De’ Medici come professore all’Università di Pisa, accettò alla sola condizione di poter istituire un “Giardino dei Semplici” universitario. Nacque così, a Pisa, prossimo alla sponda dell’Arno, il più antico Orto Botanico universitario al mondo. L’Orto ha successivamente cambiato sede due volte: nel 1563 ad opera di Andrea Cesalpino, allievo di Luca Ghini, e nel 1591 (sede attuale, prossima alla famosissima Piazza dei Miracoli) ad opera di Giuseppe Casabona. Esteso su circa due ettari, vi sono coltivate circa 3.000 piante provenienti da tutto il mondo. Il grande polmone verde cittadino è un luogo magico, ricco di angoli pittoreschi, come il bosco di bambù, o il laghetto con i fiori di loto e le ninfee. All’interno si trova anche il Museo Botanico, collocato nei locali dell’edificio noto come “Palazzo delle Conchiglie” per la facciata interamente decorata in stile grottesco nel 1752. Erede della Galleria istituita da Ferdinando I nel 1591 e che all’epoca permetteva l’ingresso all’Orto Botanico da Via Santa Maria, conserva la Quadreria, il Portone monumentale dell’entrata alla galleria, l’antico “Studiolo” per i semi dell’Orto Botanico, oltre a oggetti legati all’insegnamento della botanica universitaria, tra cui pregevoli modelli in cera e gesso e tavole didattiche.



La sua prima sede fu il Lungarno cittadino, in prossimità degli attuali Arsenali Medicei, poi fu spostato alle spalle del Monastero di Santa Marta, per poi trovare una collocazione definitiva con Ferdinando I negli attuali spazi (nel 1590 circa).., introdotto da una bella facciata settecentesca decorata a grottesca, erede della Galleria fondata dal Granduca Ferdinando I nel 1591.
Curiosità: uno dei più importanti direttori dell’Orto pisano fu Andrea Cesalpino, allievo del Ghini, che arricchì la collezione con specie provenienti dalle Americhe e dall’Asia. La sua opera di classificazione De Plantis è considerata la base della botanica sistematica moderna. Le sue scoperte più importanti furono però legate allo studio del cuore e del moto del sangue: andando contro le nozioni aristoteliche, dimostrò che la circolazione sanguigna aveva come unico motore il cuore e non il fegato.
La grande magnolia (Magnolia grandiflora) presente nel settore denominato Orto del Cedro, insieme a un albero dei ventagli (Ginkgo biloba), impiantato nello stesso settore, è l’albero più vecchio dell’orto, dove vive dal 1787, ed è ritenuta la prima introdotta in Toscana. Una vasta carie ha distrutto circa metà del legno fino alle radici, lasciando l’albero pericolosamente sbilanciato proprio alla base. L’attenzione con cui è seguita e le cure che le sono prestate hanno una giustificazione di carattere storico: In realtà le sue “disavventure” cominciano ben prima dell’insorgenza della carie e non molto dopo il suo impianto nell’orto: nel 1789 una forte ondata di freddo ne determina il disseccamento, ma già a partire dal 1798, l’albero riesce a produrre i primi fiori. Nonostante le molte peripezie e la grave mutilazione, la pianta è molto vigorosa e ogni anno fiorisce e fruttifica con abbondanza.

L’Orto Botanico è organizzato, prevalentemente con criterio storico, in sette settori. Ogni settore ospita una o più collezioni organizzate su base scientifica. Tra le collezioni più importanti si annoverano: l’arboreto, che ospita specie arboreee molto diverse tra loro, tra cui interessanti esemplari di conifere; le geofite, che riunisce più di 200 specie di piante con organi persistenti sotterranei; la collezione sistematica, costituita da 400 specie disposte secondo un criterio sistematico in 48 aiuole; l’idrofitorio, una collezione di specie acquatiche tipiche delle zone umide italiane, in particolare della Toscana settentrionale; piante delle dune: una ricostruzione dell’ecosistema dunale dalla battigia alle zone dietro la duna; piante officinali, annovera circa 120 specie, organizzate secondo il loro utilizzo sulla base dei principi attivi in esse contenuti; Salvia, riunisce 100 specie provenienti da tutto il globo di specie del genere Salvia; serra del banano, costituita da specie tropicali di interesse alimentare, disposte secondo un criterio geografico; serra delle succulente, dedicata a circa 200 specie di “piante grasse” provenienti dalle varie zone desertiche e predesertiche del pianeta; serra tropicale, composta da circa 150 piante arbustive ed arboree provenienti dalle aree intertropicali a clima caldo dei quattro continenti, disposte secondo criteri geografici; serra di Victoria, ospita Victoria cruziana, peculiare ninfea proveniente dal Sud America e altre idrofite di climi tropicali; antiche camelie, costituita da 30 piante di interesse ornamentale e storico; boschetti di bambù, si trovano in due settori diversi dell’orto con le specie Phyllostachys edulis e P. nigra.

Nel Museo Botanico vi sono sette sale espositive disposte su due piani: prima sala, oltre al ritratto del fondatore dell’Orto Botanico, Luca Ghini, si può ammirare l’antico portone tardo-cinquecentesco scolpito in noce un tempo posto all’accesso del Giardino dei Semplici in via Santa Maria; seconda sala, ospita una piccola ricostruzione della cinquecentesca Wunderkammer che era stata creata proprio nella palazzina oggi sede del Museo, e di cui alcuni reperti originali sono conservati al Museo di Storia Naturale dell’Università di Pisa presso la Certosa di Pisa; terza sala, ospita la collezione storica di ritratti di semplicisti, naturalisti e direttori dell’orto, ed è esposto il Catalogus Plantarum Horti Pisani di Michelangelo Tilli (1723); quarta sala, dedicata interamente a Gaetano Savi, prefetto dell’Orto e direttore del Museo Botanico a cavallo tra il settecento e l’ottocento; quinta sala, dove sono esposti splendidi modelli ottocenteschi in cera, di particolare rilievo i funghi, opera della scuola ceroplastica di Luigi Calamai e l’originale del modello raffigurante la fecondazione della zucca che fu usato a Pisa nel 1839 da Giovanni Battista Amici per illustrare le sue scoperte, durante la prima riunione degli scienziati italiani; sesta sala, dedicata a Teodoro Caruel e a Giovanni Arcangeli, direttori dell’orto a cavallo tra il diciannovesimo e ventesimo secolo, con alcuni campioni e preparati di piante da fibra acquistati all’Esposizione coloniale di Marsiglia del 1906; settima sala, dedicata agli erbari e alle tavole didattiche ottocentesche.
Ultimo aggiornamento: 29/01/2026
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