Chiesa di San Sisto

Particolari facciata Chiesa di San Sisto (L. Corevi, Comune di Pisa)
Particolari facciata Chiesa di San Sisto (L. Corevi, Comune di Pisa)
La chiesa si presenta realizzata completamente in pietra, decorata con archetti ciechi e bacini ceramici (gli originali sono esposti al Museo Nazionale di San Matteo). La bifora in facciata è un rifacimento novecentesco e il campanile del XII secolo fu restaurato più volte nei secoli. L’interno della Chiesa, a tre navate, divise da colonne e capitelli di spoglio, rispecchia la sobrietà dell’esterno. L’ingresso è dominato dalla presenza di bandiere degli antichi quartieri di Pisa e in controfacciata è esposta un’epigrafe araba dell’XI secolo. Il soffitto a capriate mostra tracce ottocentesche di colore, mentre sull’altare maggiore si distingue il simbolo di Pisa, la croce. È proprio l’altare maggiore l’elemento che più attrae: scolpito nel 1730 da Andrea Vaccà per il piccolo oratorio di San Rocco, in piazza dei Cavalieri. Di grande pregio il bellissimo crocifisso ligneo realizzato su modello del Volto Santo di Lucca (1370), situato sulla parete destra, che costituisce una delle rare copie presenti in Italia.

Storia in pillole: la chiesa fu fondata nel 1087 e dedicata a San Sisto in onore della vittoria contro i saraceni di Al Mahdiya e Zawila avvenuta il 6 agosto. Fino all’epoca moderna la chiesa fu patronato del Comune che ivi svolgeva attività di rogazione degli atti.L’ aspetto dell’edificio è frutto di numerosi restauri effettuati tra il XIX e il XX secolo.

L’epigrafe araba: la chiesa è un monumento all’intenso e complesso rapporto tra Pisa e il mondo islamico nel medioevo. I bacini ceramici, nella maggior parte dei casi di provenienza islamica, sono il primo indizio del contesto multiculturale che caratterizzava la città durante il suo periodo di massima espansione avutasi nel XI e XII secolo. Al Mahdiya e Zawila costituivano punti chiave per il commercio mediterraneo, esercitato dai mercanti pisani e funestato da frequenti assalti di pirati. Nel 1087 Pisa, Genova e Amalfi intervennero nel riportare la pace nel territorio, dal successo riportato nell’impresa ebbe origine la chiesa, che divenne il simbolo del comune nascente e del suo potere nel Mediterraneo. Per questa ragione fu posta in controfacciata l’epigrafe araba, in caratteri cufici, trafugata dalle Baleari nel 1115. In nome di Dio, il Misericordioso, il Misericordioso! Uomini: ciò che Dio promette è vero! Che la vita mondana non vi inganni! Che l’Ingannatore non vi inganni su Dio! E’ morto l’emiro Abū Nasr – Dio faccia brillare il suo volto su di Muhammad. L’epigrafe era in onore dell’emiro al Murtadà, morto sabato 7 gennaio 1094.

Lo Die di San Sisto: il 6 agosto, dedicato a papa Sisto II, martire del III secolo, Pisa ricorda le vittorie della propria flotta avvenute in quel giorno. Davanti alla lapide, posta sul fianco della chiesa nel 1966, si ricordano non solo i fasti della città, ma le vittime di tutte le guerre e alle ore 21.00 tutte le campane della città risuonano per salutare ancora una volta il grande giorno. Si riportano alcune date celebrate:
  • 6 agosto 1087, i pisani, espugnata Pantelleria, sbarcano sulla costa africana dove conquistano Zawila e Mahdiya;
  • 6 agosto 1113, l’armata pisana, comandata dal vescovo Pietro, salpa verso le Baleari, che conquista con una campagna protrattasi per oltre un anno;
  • 6 agosto 1119, i pisani vincono i genovesi a Portovenere;
  • 6 agosto 1135, i pisani conquistano Amalfi e altre città e castelli ma poi sono sconfitti e messi in fuga dal re di Sicilia Ruggero Altavilla;
  • 6 agosto 1262, la flotta pisana vince quella genovese nelle acque di Portovenere.
Ultimo aggiornamento: 31/03/2021
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