Da giovedì 23 luglio 2026 il Museo della Grafica ospita la mostra Racconti della montagna che sarà in esposizione fino al 25 ottobre 2026.
Inaugurazione della mostra con ingresso gratuito giovedì 23 luglio 2026, ore 12:00
La montagna racconta molte storie.
Tra scienza e arte, filosofia e letteratura, ogni storia svela paesaggi dell’anima, regala motivi che toccano lo spirito, la ragione, il sentimento.
La montagna è geologia e paleontologia, è storia della terra e dell’uomo, sono fossili e rocce ma anche disegni, incisioni, dipinti, sculture, fotografie e video che formano una splendida stratigrafia di memorie, emozioni, affetti.
Paesaggi incantati e splendide “cattedrali della terra”, secondo la metafora con cui John Ruskin definiva le Alpi come “grandi cattedrali della terra con i loro cancelli di roccia, pavimenti di nuvole, cori di torrenti e di pietre, altari di neve, e volte di porpora attraversate da una disseminazione di stelle” (Modern Painters, IV, 1856).
Una metafora adattabile a ogni montagna. Perché la montagna è anche e soprattutto un’idea, una categoria dello spirito, un valore estetico e un imperativo morale.
E’ un antenato da amare.
Con la mostra Racconti della montagna vengono proposte tre storie tra le più belle e suggestive: il Monte San Giorgio, le Alpi Apuane, i Monti Pisani.
Affacciato sul lago di Lugano, il Monte San Giorgio non solo conserva uno straordinario patrimonio di fossili triassici, ma custodisce all’interno del bosco una ricca stratigrafia di acqua, caverne, altari e cammini capace di intrecciare il tempo della terra con quello del cielo.
Le Alpi Apuane e i Monti Pisani rappresentano il rilievo strutturale più profondo della catena appenninica e sono caratterizzati da particolari tipi di rocce. I candidi marmi apuani, rocce carbonatiche giurassiche metamorfosate, disegnano un paesaggio unico al mondo, così come celebre è il verrucano dei Monti Pisani.
Sono monti che raccontano, come antichi cantastorie, di rocce e fossili, di draghi e piante, di cime e grotte dalle forme più sorprendenti, ma anche di eremiti e guaritori, monaci e viaggiatori, scienziati e artisti.
Il beato Manfedi Settala, eremita e guaritore milanese del XII secolo, scelse Monte San Giorgio come luogo di preghiera e trascendenza. Ai piedi dei Monti Pisani, risplende la Certosa di Calci con il suo messaggio di “beata solitudo, sola beatitudo”. Lungo i sentieri delle Apuane, le “marginette” emozionano come più pure e solenni immagini di devozione.
La scienza scrive pagine straordinarie attraverso la grande scuola geologica pisana, che da Paolo Savi arriva a Marco Tongiorgi. Le loro carte dei Monti Pisani rimangono documenti imprescindibili di due secoli di eccellenza negli studi di storia della terra, rimandando anche alla illustre tradizione della cartografia della Toscana medicea e lorenese.
Sono gli artisti, infine, che riescono a interpretare e rappresentare le complesse variabili sentimentali delle montagne più amate.
La sacralità di Monte San Giorgio è restituita dalle fotografie di Heinz Plenge e dalle incisioni di Francine Mury, così come gli scatti di Giuseppe Viner e degli Alinari danno il senso della profonda spiritualità trasmessa dai paesaggi apuani agli inizi del XX secolo. E proprio le Alpi Apuane sono fonti di molteplici suggestioni, come testimoniano le fotografie di Barbara Agostini, di Stefano Baroni e di Laura Veschi, le grafiche di Giuseppe Biagi e di Tano Pisano, le tempere di Emilio Cavani, i marmi di Luciano Massari.