Racconti di donne. Mostra al GAMeC

Racconti di donne. Mostra al GAMeC
Racconti di donne. Mostra al GAMeC
Luogo: 
GAMeC CentroArteModerna PISA
Data iniziale: 
Data finale: 

Il GAMeC CentroArteModerna di Pisa, sotto la direzione di Massimiliano Sbrana, presenta "Racconti di Donne", una nuova e significativa tappa del suo impegno nella valorizzazione delle ricerche artistiche contemporanee. La mostra, ospitata negli storici spazi affacciati sul Lungarno Mediceo, sarà visitabile da sabato 11 a mercoledì 22 aprile 2026 e verrà inaugurata sabato 11 Aprile alle ore 17.30, alla presenza delle artiste.

C’è un filo che attraversa Racconti di Donne, ma non è un filo unico, lineare o prevedibile: è un intreccio fitto, una trama complessa fatta di sensibilità, memorie, tecniche e visioni che si incontrano, si sfiorano e talvolta si contraddicono, generando un dialogo vivo e sorprendente. La collettiva riunisce cinque artiste contemporanee — Anita Arrighi, Germana Bartoli, Anna Maria Domicelli, Anna Barbara Olszewska e Anna Paglia — che trasformano la propria esperienza in linguaggio visivo, ciascuna con una voce distinta, riconoscibile, necessaria, e che insieme compongono un mosaico di sguardi sul mondo femminile e, più in generale, sull’esperienza umana. In un momento storico in cui l’arte continua a interrogare il presente e a ridefinire i confini dell’immaginazione, questa mostra si presenta come un invito all’ascolto: non un ascolto passivo, ma un ascolto attento, capace di accogliere la pluralità dei percorsi femminili che si intrecciano nelle sale del GAMeC di Pisa. Le opere esposte attraversano territori diversi — l’interiorità, la materia, la memoria, il tessile, la figura umana, la cosmologia — eppure, pur nella loro eterogeneità, condividono una tensione comune: la ricerca di un’espressione autentica, capace di superare il visibile per raggiungere ciò che vibra sotto la superficie delle cose, ciò che spesso non si dice ma si percepisce, ciò che appartiene alla sfera dell’intuizione più che a quella della descrizione. Il titolo Racconti di Donne non vuole definire un’identità femminile univoca — sarebbe impossibile, oltre che riduttivo — ma celebrare la molteplicità delle esperienze che queste artiste incarnano. Ogni opera è un frammento di vita, un gesto che diventa narrazione, un’immagine che si fa voce, un tassello di un racconto più ampio che non pretende di essere esaustivo, ma che si apre, si espande, si moltiplica. La mostra non propone un manifesto, non cerca di imporre una lettura, ma offre uno spazio di risonanza in cui ogni visitatore può trovare un proprio punto di contatto, un’emozione, un ricordo, una domanda.

Le cinque protagoniste portano in mostra universi molto diversi tra loro. Anita Arrighi lavora con il tessile come fosse un’estensione della memoria: ogni filo, ogni trama, ogni colore diventa racconto, gesto, ricordo. La sua lunga esperienza tecnica e didattica si traduce in opere che non sono semplicemente “fatte”, ma costruite con una cura che è insieme artigianale e poetica. Nei suoi lavori si percepisce il tempo: il tempo del gesto, il tempo dell’apprendimento, il tempo della trasformazione. Le sue superfici tessili sembrano custodire storie che non si dicono a voce alta, ma che si rivelano lentamente, come confidenze sussurrate. Germana Bartoli, con la sua formazione accademica e gli anni dedicati alla Storia dell’arte, esplora invece il silenzio come luogo dell’anima. Le sue figure femminili sembrano sospese in un tempo interiore, lontane dal rumore del mondo, immerse in una dimensione che non è fuga ma concentrazione, non isolamento ma profondità. Il segno diventa voce, il colore diventa respiro, e quel silenzio si rivela un territorio di ascolto e introspezione. Le sue opere non gridano: attendono. Invitano a rallentare, a sostare, a lasciarsi attraversare da una quiete che non è immobilità, ma densità emotiva.
Anna Maria Domicelli porta in mostra la forza della sperimentazione. Per lei ogni materiale è una possibilità: stoffe, malte, pietre semipreziose, scarti di lavorazione, pigmenti. Nulla è escluso, nulla è considerato “minore”. La sua pratica è un laboratorio continuo, un territorio in cui l’urgenza creativa si traduce in forme sempre nuove, capaci di unire eleganza e libertà. Le sue opere sembrano nascere da un dialogo costante con la materia, un dialogo in cui l’imprevisto non è un ostacolo, ma una risorsa, un’occasione per scoprire nuove direzioni. La sua ricerca non è mai compiaciuta: è un movimento, un processo, un attraversamento. Di tutt’altra natura è la sensibilità di Anna Barbara Olszewska, stilista d’Alta Moda e pittrice. Nei suoi ritratti non c’è traccia del glamour che caratterizza il mondo della moda: emerge invece una malinconia sottile, una delicatezza introspettiva che avvolge i volti e i corpi rappresentati. La sua mano, sicura e raffinata, restituisce alla figura umana una profondità emotiva che richiama l’espressionismo, ma filtrata attraverso una sensibilità personale e intima. I suoi personaggi sembrano abitare un altrove fragile, fatto di emozioni trattenute e sguardi che non si dimenticano, come se ogni volto fosse la soglia di una storia che resta in parte segreta.
Infine, Anna Paglia porta lo sguardo verso il cielo. Le sue costellazioni, le sue galassie, i suoi multiversi non sono semplici rappresentazioni astronomiche: sono visioni, mappe interiori, tentativi di dare forma all’infinito. Le sue tele sembrano sospese tra levità e densità, tra scienza e poesia, tra ordine e caos. Guardarle significa avere la sensazione che l’universo, per un attimo, si avvicini, o che siamo noi ad avvicinarci a lui. Le sue opere non descrivono: evocano. Non spiegano: suggeriscono. Sono finestre aperte su un altrove che non è distante, ma profondamente connesso alla nostra interiorità.

A ospitare questa pluralità di sguardi è il GAMeC CentroArteModerna di Pisa, una delle gallerie (quasi una istituzione a Pisa) più longeve e vitali della città. Fondato nel 1976, il GAMeC di Pisa ha attraversato quasi cinquant’anni di storia dell’arte italiana, mantenendo una programmazione vivace e un dialogo costante con artisti, critici e collezionisti. Sotto la direzione di Massimiliano Sbrana, il GAMeC di Pisa continua a essere un luogo di incontro e di scambio, un crocevia di generazioni e linguaggi, affacciato sul Lungarno Mediceo come una finestra aperta sulla contemporaneità. La mostra si inserisce in questa tradizione, rinnovandola e ampliandola, offrendo uno spazio in cui la creatività femminile non è celebrata come categoria, ma riconosciuta nella sua complessità e nella sua ricchezza.

Visitare Racconti di Donne significa entrare in contatto con cinque universi creativi, ciascuno con la propria luce. Significa lasciarsi guidare da immagini che parlano di vita, di sogni, di silenzi, di materia, di stelle. Significa, soprattutto, ascoltare i racconti che queste donne hanno scelto di condividere attraverso l’arte — racconti che non si esauriscono nella visita, ma continuano a risuonare, come fanno le storie che toccano davvero, quelle che non cercano di convincere, ma di accompagnare, quelle che non impongono una verità, ma aprono uno spazio di possibilità. In un tempo in cui tutto sembra chiedere velocità, questa mostra invita a un gesto semplice e rivoluzionario: fermarsi, guardare, ascoltare.

Ingresso libero.

Orari: da Martedi a Sabato 10.00-12,30 e 16.00-18,30;

Apertura straordinaria Domenica 12 Aprile 2026 con orario 16-18,30.

https://www.centroartemoderna.com/