Chiesa di San Jacopo e Filippo

Chiesa San Jacopo e Filippo
Chiesa San Jacopo e Filippo

La parrocchia dei Ss. Jacopo e Filippo fu istituita canonicamente nel 1974 ma la storia della comunità a cui è affidata pastoralmente è molto più lunga. Gli Oblati di Maria Vergine sono infatti presenti nel quartiere delle Piagge dal 1906.  Sono stati anche responsabili pastorali della vicina parrocchia di San Michele degli Scalzi dal 1939 e fino agli anni ‘70. Nel 1974, a causa del forte aumento della popolazione, l’allora Arcivescovo di Pisa – Mons.  Benvenuto Matteucci - decise di istituire la nuova parrocchia che fu affidata agli Oblati mentre la parrocchia di San Michele fu affidata ad un parroco diocesano.
La chiesa, fondata intorno all’anno 1000 fu chiesa di più ordini religiosi, ebbe più destinazioni ed infine divenne cappella di una casa di Esercizi Spirituali che agli inizi del secolo scorso venne affidata dal card. Maffi agli Oblati. L’attività della comunità fu subito grandemente benefica per il quartiere; il ven. P. Felice Prinetti e p. Domenico Pechenino coadiuvati validamente dai confratelli furono promotori di molte iniziative di formazione umana e spirituale per la popolazione; il loro raggio d’azione si estese anche al sostegno economico delle persone più disagiate del quartiere e degli operai, data la presenza di più stabilimenti manifatturieri sul territorio. Un’attenzione privilegiata venne data alla formazione dei giovani per cui San Jacopo fu anche un centro giovanile importante dove insieme al gioco si trovavano valide proposte per la loro crescita umana e di fede. Ancora s’incontrano giovani di quel tempo - e ora in età più che matura - che con gratitudine e simpatia ricordano gli Oblati e le tante belle esperienze vissute. Questo è vero anche per gli ultimi decenni, con gli inevitabili cambiamenti sociali e la diminuzione di confratelli disponibili per l’apostolato parrocchiale o nel Pensionato. Quest’ultimo, inaugurato negli anni ’50, è segno di una tradizione educativa che permane, anche se mutata, e accoglie giovani che vengono a studiare a Pisa da altre città toscane o regioni italiane.

L'EDIFICIO

La struttura, originariamente ad aula unica coperta a capanna con abside, ha la facciata incompiuta con architrave in marmo romano di reimpiego.
Il fianco è decorato in alto da archetti con peducci figurati. Lasciata dai monaci, conobbe un progressivo e grave decadimento. Nel 1596 vennero iniziati importanti restauri in base ai quali la chiesa venne divisa nelle tre parti attuali (atrio, navata, e sagrestia, dietro la parete settecentesca dell’altare maggiore). Nel 1748 l’arcivescovo Guidi aggregò la cura di San Jacopo a quella di San Michele degli Scalzi. Dal 1754 il convento venne utilizzato per gli esercizi spirituali del clero mentre la chiesa fu concessa alle confraternite del SS.mo Sacramento e di Sant’Antonio Abate.
In occasione di questi avvenimenti l’edificio fu di nuovo ristrutturato intorno al 1753, come si rileva da una lapide posta sopra la porta interna della chiesa. 
Nel 1855 a causa di un’epidemia di colera il convento fu trasformato in lazzaretto e poi destinato ad usi militari. Dopo l’unità d’Italia venne destinato a rifugio delle monache espulse da San Matteo e dopo ancora per dei monaci provenienti dal vicino convento di Santa Croce in Fossabanda. Alla fine del XIX secolo il convento fu adattato a succursale del seminario arcivescovile per i pernottamenti dei seminaristi. Nel 1906 la chiesa fu concessa agli Oblati di Maria Vergine che la riaprirono al culto. Divenne chiesa parrocchiale dal 1974 e tuttora è affidata alla cura pastorale degli Oblati di Maria Vergine. Durante gli ultimi scavi sotto la zona absidale sono state trovate sepolture e strutture medievali.

AFFRESCHI DELLA CHIESA

I quattro grandi affreschi all'interno della chiesa e gli altri ornamenti pittorici delle pareti sono della metà del  '700. Alcuni studiosi li attribuiscono ai fratelli Melani di Pisa, altri al pittore di architetture Mattia Tarocchi. Pur non essendo di eccelsa fattura contribuiscono bene a creare un ambiente architettonico tipicamente barocco.

I soggetti degli affreschi  sono (entrando, da sinistra): la confessione di San Ranieri; l’Ultima Cena; il martirio dei Ss. Giacomo il Minore e San Filippo, apostoli; le tentazioni di Sant’Antonio. Sulle porte della sagrestia due ovali: Sant’Antonio Abate, di scuola tiepolesca e San Ranieri pellegrino con un angelo. L’Ultima Cena e le tentazioni di Sant’Antonio vennero commissionati dalle due Confraternite di laici che si ritrovavano nella  chiesa per le loro preghiere e riunioni: la confraternita di Sant' Antonio Abate e quella del Ss.mo Sacramento. Al di sotto degli affreschi, lungo tutta la loro superficie, sono presenti delle eleganti e sobrie spalliere settecentesche in legno di ciliegio.

 

Ultimo aggiornamento: 20/05/2020
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